PAROLE

La lingua di Luisa Pianzola è zeppa di situazioni fluide, sospese tra senso e non-ancora-senso. Direbbe il tecnico: è zeppa di situazioni produttive. È lingua viva, insomma. Vivissima. Ancora in fieri, in evoluzione permanente. Dove l’espressività prevale sulla mimesi.
Mario Santagostini

«La lingua di Luisa Pianzola è zeppa di situazioni fluide, sospese tra senso e non-ancora-senso. Direbbe il tecnico: è zeppa di situazioni produttive. È lingua viva, insomma. Vivissima. Ancora in fieri, in evoluzione permanente. Dove l’espressività prevale sulla mimesi».
Mario Santagostini

Luisa Pianzola è una delle rare autrici italiane in grado di dare una voce credibile al dolore. Che è spesso rarefatto, diffuso, ottuso, immotivato. Non per questo meno devastante.

Mario Santagostini

 

A volte, la poesia sembra riciclare in proprio una grande lezione montaliana e non solo montaliana: partire da un grumo di senso sovraccarico che funge da incipit e svilupparlo, allargando gradualmente la prospettiva fino al quadro globale e oltre, fino a massime di valore universale: “Un colpo d’ascia, di netto, abbatte il frassino adulto. Del resto non credevamo in lui, come non crediamo in chi non resiste”.

Mario Santagostini

 

Come ogni poeta vero, Luisa Pianzola ha trovato un suo “sistema”, cioè un modo di attualizzare in proprio quel grande codice che si chiama “lingua italiana”, scoprendo una serie di invarianti stilistiche e lessicali a cui rimane fedele. Ha conquistato una sua cifra, insomma. E non da oggi.

Mario Santagostini

L’autrice che si aggira, camminatrice notturna, per le strade cittadine, corpo e fantasma di un puzzle che non sa più ricomporre, danza macabra da superstite nell’ultimo giorno. Sono belli quei frammenti di silenzio, gli occhi appesi come a un grido, il chiarore che sbaraglia, i piedi puntati al ritorno, le fughe in avanti o di lato.

Milo De Angelis

 

Una specie di abisso portatile è un libro pieno di cose e di umori, e quel verso “Chi lo sa perché si sentono questi passi domenicali,/ anche il lunedì” è un colpo d’ala.
Giampiero Neri

 

«La poesia d’inizio di La scena era questa è una delle più belle poesie scritte in questi anni: “Ero un cane in fin di vita./ Ero un cane in un cortile in fin di vita/ ma poi venivano le rondini i guardiani/ e il cane che ero non moriva (…).” Una poesia che arriva per tranquilla inquietudine e furibonda pacatezza, come una nuova e sicura via da percorrere».
Stefano Raimondi

 

Nelle poesie di Luisa Pianzola c’è un fulmine che illumina troppo e lascia il buio, il mistero di una vista eccessiva. “Questi siete voi, i descritti | Questi non saremo mai noi.”  Come tiene a bada il linguaggio, in un rodeo coraggioso!

Angelo Lumelli

 

«In ultimo un quasi commiato (dalle battaglie, dalla poesia?), con l’affanno, il tremore della scampata e una grazia infantile che rimanda a Vivian Lamarque: “Grazie, ringrazio tutti/ tutti coloro che mi hanno amato (…) ringrazio i devoti e i cattivi/ che mi hanno risparmiato, / i cattivi che mi hanno risparmiato”».
Piera Mattei

 

Viene usata una tecnica di nascondimento, di ellissi del fatto, che quasi per intrinseca necessità qui precede la scrittura e vi resta implicito. Si tratta di una sorta di ruminazione, che non vorrebbe, fin dove è possibile, dare conto di quanto è all’origine di una riflessione-riflesso. Non vuole dire (non subito) a cosa alluda un certo dettaglio, un certo sguardo appuntato sulla pagina. Una voce ventriloqua? Una voce che eccede nella sprezzatura fino a creare l’enigma? Luisa Pianzola con Il ragazzo donna sigilla una sua forte e originale poetica.

Piera Mattei

 

Il poemetto della cassiera è un autentico capolavoro, nella sua dialettalità segreta, nella sua partecipazione interpretativa di un mondo che sembra non esistere. E invece esiste.

Piero Marelli

 

Una lingua naturale e determinata, che fa pensiero della propria scioltezza, e del pensiero cammino personale verso l’extraterritorialità della prosa.
Elio Grasso

 

Al di là delle barriere linguistiche, resta in attesa una gran quantità di scenari visionari apparentemente di common sense ma sostanzialmente angosciosi e scarsi di giustificazione. Eppure si è obbligati a riconoscere che proprio questo è il generatore centrale dell’imponente creatività poetica dell’autrice. In questo territorio linguistico asciutto e antiretorico ricorre infatti la domanda: “Perché proprio così, senza determinabili premesse e/o conseguenze? Può la poesia guidarci nell’ignoto senza un contenuto condivisibile anche se in simbiosi col tutto?”

Meeten Nasr